Giovani Comunist@ Alberobello
Il comunismo per noi non è uno stato di cose che debba essere instaurato, un ideale al quale la realtà dovrà conformarsi. chiamiamo comunismo il movimento reale che abolisce lo stato di cose presente. karl marx
Il consumo, anche quello consapevole, negli ultimi anni ha trovato una criminalizzazione senza precedenti che ha portato solo danni e nessuna riduzione nei confronti dello spaccio, che dovrebbe essere l'unico e vero ambito da reprimere con tutti i mezzi.
La proposta del Ministro Turco è: “un segnale di una strategia del terrore che mira a colpire la scuola che non è il problema ma la soluzione!”.
Saremmo molto più contenti se il ruolo delle forze dell'ordine si concentrasse sul monitoraggio e contrasto della circolazione di droghe pesanti, un fenomeno che si sta diffondendo un modo esponenziale tra le nuove generazioni, soprattutto in luoghi come i locali notturni e nelle discoteche.
Aspettiamo quindi, che il Ministro di concentri sulla vera priorità: modificare la legge attuale e reintrodurre un marcato confine tra le sostanze “leggere” e “pesanti” ma soprattutto depenalizzare il consumo e condannare lo spaccio, ci sembra una promessa elettorale che ancora non trova riscontro.Al Ministro Fioroni “chiediamo di tutelare la centralità educativa della scuola, rafforzando i percorsi che mirano ad una cultura consapevole mirata a invertire la tendenza culturale del nostro paese, profondamente pervasa da un'ipocrisia di fondo tra le legislazioni sulle droghe e il quotidiano sentore comune”.
Siamo sicuri che i NAS siano molto più utili nel loro naturale ruolo, anche a fronte degli ultimi scandali in merito alla sanità pubblica ma se dovessero partire delle ispezioni consigliamo al Ministro Turco di partire dalla stanze del parlamento prima di arrivare alle nostre scuole.
“Come Associazione siamo contrari all’idea che la Repubblica, fondata sul lavoro e sul ripudio della guerra, venga festeggiata con una parata militare. Un modo anacronistico e fuori dalla storia di ostentare la forza di un paese" - scrive scrive Massimo Paolicelli, presidente dell'Associazione Obiettori Nonviolenti, al ministro Ferrero. "Noi pensiamo invece che i valori della Repubblica arrivino da chi quotidianamente è impegnato a vario titolo a far crescere nel paese i valori della pace, della giustizia, della solidarietà e dei diritti, e che in quella parata non è minimamente rappresentato". "Quella del 2 giugno è una parata militare" - continua la lettera di Paolicelli. "Lo è nelle modalità in cui si svolge e nelle percentuali dei corpi armati presenti, per questo ci è sempre sembrata una contraddizione quella di farci sfilare anche alcuni giovani in servizio civile. Anche perché si tratta di una par condicio professata solo a parole, infatti, malgrado la Corte Costituzionale abbia più volte ribadito che la Patria si difende sia con il servizio militare che con quello civile, al primo il suo Governo ha stanziato nell’ultima finanziaria oltre 21 miliardi di euro, con un incremento di oltre l’11%, mentre al secondo solo 256 milioni di euro, che permetteranno di far partire meno giovani rispetto a quelli partiti nel 2006 ed accontentare solo la metà delle richieste degli enti". Tra l'altro Paolicelli segnala al ministro Ferrero che nei giorni scorsi è apparsa sul sito del Tavolo Ecclesiale sul servizio civile l’intervista ai 4 delegati dei volontari in servizio civile presso la Consulta nazionale che, dovendo partecipare alla parata, esprimono su di essa molte perplessità, tanto che vi parteciperanno solo in due. "Mi sembra evidente che una decisione così delicata non possa passare sopra la testa dei giovani interessati. Per questo le chiediamo di indire per il prossimo anno un referendum tra i giovani in servizio civile. In attesa di questo, per quest’anno le chiediamo di ritirare la delegazione dei volontari" - conclude il presidente di AON. Lo scorso 12 maggio, il ministro Ferrero interpellato sulla partecipazione anche quest'anno dei giovani in servizio civile alla parate militare per la Festa della Repubblica del 2 giugno ha affermato: “Io penso che quella è la Festa della Repubblica così come è istituzionalmente definita e quindi è giusto che il servizio civile, in quanto - diciamo - organo dello Stato, partecipi. Io personalmente non parteciperò alla parata e credo che andrò a visitare un’opera sociale come ho fatto l’anno scorso, perché credo che ci siano tanti modi per onorare la Repubblica, e io non penso che una parata, soprattutto sostanzialmente militare, sia il riassunto di che cos’è la Repubblica. Ma pur tuttavia, finché quella è “la” cerimonia ufficiale è giusto che il servizio civile ci sia e in tal senso ho dato disposizioni”. |
( unimondo.org )
Un risultato atteso in controtendenza al resto del Paese. Indubbiamente un successo per la coalizione di Centro-sinistra e per il circolo del PRC di Alberobello che, per la prima volta, porta una consigliera in amministrazione. A nome di tutto il Circolo “Vittorio Marraffa” di Alberobello sento il dovere di ringraziare tutti gli elettori che hanno dato la preferenza al nostro Partito delegandoci una fiducia di cambiamento ed il ruolo di essere e, soprattutto, ricostruire la sinistra in questa cittadina. Lavoreremo dedicandoci a quanto annunciato costantemente nei mesi passati improntando la nostra politica al massimo coinvolgimento partecipativo dei cittadini nella vita politica da un lato e alla garanzia di massima trasparenza dell’Amministrazione dall’altro. Cerchiamo di ricostruire una strada a sinistra, riaggregando forze isolate (comunisti italiani, verdi, sinistra DS, ecc.) per dare voce a quel popolo cui la magnetizzazione al Centro della costruzione del Partito Democratico ha portato imbarazzo ed incertezza. Riappropriamoci della Sinistra a partire da Alberobello!
Grazie a tutti!
Michelangelo Dragone
Segretario del circolo “V. Marraffa”
PRC - Alberobello
Intervista al segretario del Prc dopo i risultati elettorali. "E' caduta la diga del Pd, è stato un crollo devastante che ha investito anche noi"
La questione operaia al Nord. La delusione per un governo che non ha risarcito i deboli. Domani il vertice con Sd, Pdci e Verdi.
Prende di petto la questione e, senza girarci attorno, Franco Giordano la mette al primo punto della scaletta delle cosa da dire: il risultato elettorale di Rifondazione «non è positivo». Ci sono, sì, dei segnali di controtendenza, ma questi segnali «non possono coprire le difficoltà del nostro voto». E spiega, con una metafora: «E' come se si fosse aperta una falla in una diga - leggo così il risultato del Pd, che è un tracollo - e l'acqua allaga anche noi. Solo se riusciamo a costruire degli argini adeguati non saremo travolti del tutto».
E l'argine potrebbe essere una sinistra più unita?
L'argine è determinato dalla connessione tra il salto di qualità nell'azione politica, economica e sociale del governo e la densità sociale, a partire da rapporti di forza diversi. In questo senso decisiva diventa la soggettività unitaria a sinistra.
Cosa andrai a dire domani all'appuntamento che vede riuniti tutti i protagonisti della sinistra?
Questo vertice è molto importante. Ma andiamo con ordine. Innazitutto, c'è un terremoto, il cui epicentro è il Nord ed in particolare il lombardo-veneto e da cui si diffondono a raggiera i contraccolpi sismici. Nasce, secondo me, da una sofferenza sociale acutissima, sulla quale si è costruita un'aspettativa intensa, un legame forte con la vittoria dell'Unione. Quando questo legame si spezza - l'abbiamo verificato davanti ai cancelli della Fiat e di tante altre di fabbriche - sorge il disincanto; che a sua volta produce o l'astensione e una forma di distanza dalla politica o, peggio, un voto a destra, con una forte identità territoriale e, spesso, reazionaria. Penso alla xenofobia, alla sicurezza; insomma, ai temi alimentati dalla destra in questa campagna elettorale, anche in forme che non fanno che dilatare angoscie e paure. Ho la sensazione che alcune aree del Nord stiano come la Francia dopo lo choc della vittoria di Le Pen. E non è un caso che, prevalentemente, questo tipo di identificazione ideologica avvenga con la Lega, la quale, libera dalle pastoie del governo, attrae come la carta moschicida questi spiriti animali liberati nella società. E per questo, la comunità manifesta per intero la sua ambivalenza: può essere solidale se costruisce un legame sociale e può essere contrappositiva, persino aggressiva, xenofoba e razzista: la piccola patria.
E come se ne esce?
Secondo me, per noi sarà impossibile tornare a parlare in quei luoghi se non restituiamo a quei lavoratori e a quelle lavoratrici il credito che hanno accumulato. La questione del Nord è una questione operaia e del lavoro dipendente. Però, questa è condizione necessaria ma non sufficiente. Perché dobbiamo anche intervenire con un sovrappiù di cultura politica alternativa e anche con una capacità di attrazione determinata da una dimensione unitaria. Una cultura antiliberista, pacifista, laica, totalmente nuova; in altre parole dobbiamo ottenere dei risultati sociali e poi prospettare un'alternativa.
Hai detto che o il governo cambia rotta o è il fallimento. Ma come si fa a far cambiare rotta al governo?
Incominciamo dal vertice di domani. C'è un passaggio decisivo che riguarda in particolar modo la trattativa sulle pensioni (e cioè abbattimento dello scalone), la lotta alla precarietà e il grande tema dei rinnovi contrattuali. Apro una parentesi: ho trovato francamente imperdonabile e assolutamente inpolitico per il governo chiudere la partita del contratto degli impiegati pubblici - apripista rispetto anche al rinnovo del contratto dei privati - dopo le elezioni. Una roba da non credere. L'appuntamento di domani, quindi, serve a dire unitariamente: bisogna rispettare le volontà e le aspettative di questi lavoratori. Senza ambiguità. E su questo siamo determinati. Aggiungo che, poi, questa esperienza dell'unità a sinistra va proseguita su altri temi e deve essere spendibile socialmente e politicamente. E deve sfociare in un vero e proprio patto di unità nazionale, che, oltre che utile sul piano istituzionale e governativo, può essere attrattivo dal punto di vista della costruzione di relazioni nella società.
Prevedi ricadute sul governo? La leadership di Prodi esce indebolita dal voto?
Ti rispondo così. Il problema è drammaticamente questo: se tutti discutono della leadership invece di che cosa sta accadendo nella società italiana, allora... Naturalmente, ci sono anche dei processi in controtendenza. Quando riusciamo a costruire una soggettività forte e sfidiamo il Partito democratico, come a Taranto e a Gorizia, andiamo più avanti: a Taranto fino al ballottaggio, a Gorizia l'abbiamo sfiorato per poco. Questi sono processi segnati da fenomeni partecipativi, mai processi costruiti a tavolino. E allora qui si misura anche il fatto che quando metti in campo una dimensione alternativa credibile e spendibile, come è successo con la stessa vicenda Vendola, allora puoi avere una forza efficace.
Però, per restare al caso di Taranto, non è che il risultato di Rifondazione sia brillante.
E' che noi siamo protagonisti di queste operazioni, ma spesso non veniamo percepiti come forza innovativa. Eppure noi siamo quelli più impegnati a lavorare sul terreno dell'unità - io dico a tutti: fuori dalle trincee - e dell'innovazione sia della teoria sia dell'agire politico. E a costruire la relazione con i movimenti. Puoi anche innovare, ma se poi il governo va in un'altra direzione...
Il punto è come trovare efficacia nell'azione politica del governo. In questo senso sì che dobbiamo fare valere anche diversi rapporti di forza. Sarebbe semplicistico quanto devastante, dal punto di vista del consenso, sottrarsi unilateralmente. Invece, si deve condividere un percorso radicale e determinato con uno schieramento di sinistra e costruire su questo una nuova soggettività politica. In questo senso, l'apputamento di domani diventa decisivo. A questo punto noi chiediamo con determinazione al governo una dimensione di colleggialità che valga oggi per la trattativa e domani alla vigilia del Dpef; una diversa impostazione di politica economica e sociale; e un coinvolgimento della sinistra, che sta al governo con le proprie idee e la propria determinazione. Sono un po' sconcertato dal fatto che il Pd affronta il calo del Nord senza vedere i soggetti reali e parlando solo di leadership. A questo punto si apre una sfida, che - se è fattibile, concreta, credibile - può essere anche vincente, come dimostra Taranto. Su di noi, quindi, ricade una grande responsabilità, proprio nel passaggio più difficile; bisogna alzare la posta.
E come la mettiamo con il referendum elettorale?
Ecco, visto che il referendum è un atto unilaterale che rompe l'unità della coalizione, anche noi risponderemo con atti unilaterali. I Ds come sempre, a fronte di una campagna di destra, si accodano, ospitandoli pure alle feste dell'Unità. Questo provoca grandi tensioni. E perciò, come già al Senato, abbiamo scelto di forzare i tempi e di andare ad una discussione in Aula sulla legge elettorale, costruendo il consenso con chiunque sia d'accordo.
( Liberazione, Romina Velchi )
| Sez. | Martellotta | De Luca | Tauro | Ricci | ||||
| 1 | 98 | 386 | 141 | 339 | ||||
| 2 | 112 | 427 | 102 | 267 | ||||
| 3 | 72 | 287 | 130 | 171 | ||||
| 4 | 89 | 274 | 146 | 243 | ||||
| 5 | 67 | 345 | 103 | 298 | ||||
| 6 | 81 | 381 | 124 | 298 | ||||
| 7 | 80 | 386 | 164 | 326 | ||||
| 8 | 48 | 255 | 62 | 349 | ||||
| 9 | 109 | 420 | 153 | 345 | ||||
| Totale | 756 | 3161 | 1125 | 2636 | ||||
Nel giorno del silenzio esplode l'ultima polemica chiassosa. A far insorgere la Casa delle Libertà è l'intervento di Romano Prodi alla Conferenza sulla Famiglia di Firenze. «Ha violato il silenzio elettorale» tuona Forza Italia che chiede un "intervento di garanzia" del Presidente della Repubblica. «Viviamo in uno dei momenti più foschi della vita del nostro paese, in cui pare non esservi più alcun rispetto delle regole fondamentali della democrazia» ha dichiarato Sandro Bondi, coordinatore azzurro. Un affondo che vede Forza Italia compatta.
E gli strali si scatenano anche con il Tg1 reo di aver trasmesso stralci dell'intervento di Prodi e della Conferenza senza dare spazio alle repliche dell'opposizione.
Ma è tutta la Cdl che vede nelle amministrative un'occasione per dare una "spallata" all'esecutivo del Professore. «Se vince il centrodestra - dice Gianfranco Fini - nel centrosinistra si aprirà la resa dei conti e voleranno gli stracci: tutto questo ovviamente indebolirà Romano Prodi fino a portarlo, forse, al capolinea». Ma il ministro diessino Pierluigi Bersani nega conseguenze per il governo e attacca la destra «che cerca di buttarla sullo scontro ideologico, mentre noi, da sempre, siamo più rivolti a dare alle elezioni amministrative il contenuto che è loro proprio. Si tratta di scegliere il miglior sindaco: sarebbe curioso che un cittadino tradisse il bene della propria città in nome di una polemica politica».
Oggi i seggi rimarranno aperti oggi, dalle 8 alle 22 e lunedì, dalle 7 alle 15. Quasi 10 milioni di elettori in 830 comuni e 7 province avranno diritto a andare a votare. Il ministero dell'Interno ricorda che «è opportuno che gli elettori, evitino di concentrarsi nelle ore tradizionalmente più affollate, ed in particolare verso le ore di chiusura».
Ma il voto amministrativo è anche una prova per i singoli partiti. Ed è naturale che, tanto nel centrodestra quanto nel centrosinistra, siano le forze politiche meno «allineate» a voler misurare la propria forza. Franco Giordano, segretario di Rifondazione, si augura che il voto a Rifondazione possa rappresentare «il primo passo verso il processo di unità della sinistra». Oliviero Diliberto annette molta importanza alla lista insieme ai Verdi che si presenta a Parma. Allo stesso modo il leader dell'Udc Lorenzo Cesa invita gli elettori centristi a votare per il suo partito per «costruire la casa dei moderati». Mentre Francesco Storace, leader dell'ala antifiniana di An, si prepara ad uno strappo ulteriore e preannuncia una serie di «iniziative» dopo il voto.
Ogni tanto un farmaco usato da milioni di persone viene ritirato dal mercato perché provoca gravi danni all’organismo. Ogni tanto un farmaco viene ritirato perché provoca la morte stessa dei consumatori (il caso del Vioxx è esemplare).
Delle migliaia di prodotti chimici di sintesi che le lobbies del farmaco producono e vendono: quanti sono sicuri e quanti invece pericolosi per la salute pubblica?
Nessuno lo può sapere se non quando si manifestano pubblicamente i danni o le morti, e questo perché le ditte che producono i farmaci, per farli entrare quanto prima nel mercato, ‘modificano’ gli studi di sicurezza e grazie alla sudditanza, per non dire collusione, delle istituzioni che dovrebbero salvaguardare la salute pubblica (FDA, AIFA, EMEA, ecc.) ce li mettono gentilmente a disposizione nelle farmacie e da qualche settimana anche nei banconi dei supermercati.
L’Aulin per esempio è stato ritirato dal mercato irlandese dall’Agenzia del Farmaco di quel paese perché ha provocato insufficienze epatiche così gravi da dover trapiantare il fegato in diversi pazienti.
L’Irlanda non è il primo paese ad avere tolto il principio chimico Nimesulide (presente nei farmaci: Aulin, Algimesil, Antalgo, Areuma, Dimesul, Domes, Efridol, Eudolene, Fansulide, Flolid, Isodol, Ledolid, Ledoren, Nerelid, Nide, Nimenol, Nims, Noxalide, Resulin, Solving, Sulidamor, Fansidol, Sulide, Idealid, Delfos, Domes, Noalgos, Algolider, Aulin, Fansidol, Mesulid, Nimesil, Remov, Migraless, Edemax, Mesulid Fast, Nimedex e in molti farmaci generici) perché pericoloso per la salute: Finlandia, Spagna già dal 2002 lo hanno fatto, assieme ad altri stati.
E in Italia?
In Italia invece, gli esperti dell’AIFA, l’Agenzia italiana (indipendente?) per il farmaco non se la sentono di danneggiare economicamente il “povero” gruppo Roche.
Secondo tale denuncia le ditte in questione "hanno partecipato ad una organizzazione illegale con lo scopo di compiere atti criminali, abusi di autorità, falsificazione di documenti ufficiali, affermazioni false in documenti ufficiali".
Quindi non stiamo parlando proprio di stinchi di santo, anche se fin qui non c’è granché di strano: le strategia del business fa questo e molto altro.
La cosa veramente scandalosa è che ci sono in commercio migliaia di farmaci pericolosi per la salute pubblica e questo con il beneplacito delle case di produzione e delle agenzie per il controllo.
L’antidiabetico Avandia (Avandamet, Avaglim) della britannica GlaxoSmithKline (Gsk), a base di Rosiglitazone, aumenta del 43% il rischio di attacchi cardiovascolari e del 64% la mortalità associata a questi eventi! La denuncia arriva direttamente dal New England Journal of Medicine, cioè dalla più prestigiosa rivista medica britannica.[1]
Questo farmaco che
Si è venuto a sapere che i farmaci di “sostituzione ormonale” che promettevano alle ‘donne in carriera’ di restare giovani e belle, di ritardare la menopausa e sconfiggere l’osteoporosi, possono provocare il cancro, embolia polmonare e infarto![2]
Nello studio della Women’s Health Iniziative pubblicato nel 2002 l’incidenza del cancro dell’ovaio, della mammella e dell’endometrio era del 63% più alta nelle donne trattate rispetto a quelle mai sottoposte a terapia ormonale sostitutiva. [3]
Per quanti anni gli esperti in camice bianco hanno somministrato ormoni di sintesi a iosa per qualsiasi problema: dalla dismenorrea (ciclo mestruale doloroso), ai brufoli in faccia?
Quante di queste centinaia di migliaia (per non dire milioni) di donne, grazie all’esubero di ormoni in circolo, hanno poi sviluppato una qualche forma tumorale al seno o alle ovaie? O magari un infarto? Nessuno lo può dire con certezza, ma resta il fatto che l’incidenza nelle donne è allarmante: in Italia ogni anno oltre 117.000 donne si ammalano di tumore![4] Gli uomini non sono da meno: oltre 135.000 nuovi casi all’anno.[5]
Cambiando discorso, pochi giorni fa lo Stato della Nigeria ha accusato la multinazionale statunitense Pfizer, numero uno al mondo per fatturato. L’accusa è pesantissima,
E questo è solo quello che veniamo a sapere, perché uno Stato ha fatto denuncia! Quanti esperimenti hanno eseguito le Sorelle del farmaco sulle popolazioni inermi e bisognose del Terzo e Quarto Mondo? Quante malattie sono state create di sana pianta grazie a campagne di PR (Pubbliche Relazioni) per poi ‘curarle’ con l’appropriato rimedio?
Purtroppo per noi
Cosa apprendere da tutto questo?
Siamo nella mani di medici incompetenti (non tutti per fortuna) che non si aggiornano a dovere e considerano l’essere umano come una macchina (visione meccanicistica cartesiana) e non nella sua interezza e globalità (corpo-anima-spirito).
Questi dottori, molti dei quali non conoscono neppure la lingua inglese (la maggior parte delle riviste è in lingua), non sono liberi di agire in Scienza e Coscienza e secondo il Giuramento di Ippocrate, ma dipendono dalle lobbies del farmaco. Quei pochi Medici che invece hanno il coraggio di uscire dal coro, adottando, per il bene dei pazienti, strade terapeutiche ‘diverse’ da quelle ortodosse viene discreditato mediaticamente, indagato dall’Ordine professionale e pure dalla magistratura (vedi caso del Dottor Paolo Rossaro di Padova).
Bloccando le mani ai medici, impediscono a noi la possibilità di poter scegliere una strada terapeutica piuttosto che un’altra.
Vogliamo ancora parlare di libertà di scelta terapeutica? Oggi in Italia non c’è questa libertà.
Ammalare le persone e mantenere ammalate, abituarle culturalmente alla pillola pronta per l’uso, educarle che per un qualsiasi problema c’è un rimedio chimico a disposizione, è certamente una strategia economica che apporta enormi ricchezze nelle casse delle banche della City di Londra e/o Wall Street (i veri Burattinai). Dall'altra parte però c'è il controllo: una persona perennemente ammalata NON può essere libera, e infatti lo scopo finale è quello di bloccare le coscienze!
Sta a noi dire di no a questo Sistema, e per fare ciò, è necessario una consapevolezza che parte dalla conoscenza (vera informazione) per poi diventare coscienza.
Il secondo passaggio è quello di prendere in mano la nostra vita, in tutto e per tutto, senza delegare la salute a chicchessia.
L’informazione corretta prima di tutto! Una informazione corretta può salvarci la vita, mentre un’informazione deviata o incompleta può metterla a rischio.
Quante persone per esempio in libertà e coscienza farebbero la chemioterapia se venissero a sapere che la sopravvivenza a 5 anni dal trattamento chimico devastante è poco più del 2%?
Non lo dico io, ma uno studio medico multicentrico (Usa e Australia), pubblicato sulla rivista prestigiosa del settore “A Clinical Oncology” e rintracciabile nel sito governativo www.pubmed.gov. Un ricerca enorme che ha coinvolto 225.000 persone seguite per 14 anni sui 22 casi più diffusi di tumori.
Questa è l’informazione a cui mi riferivo.
( Marcello Pamio - www.disinformazione.it )
Tira una cert’aria furbetta, intorno al dibattito sulla crisi della politica e sul possibile “nuovo 1992”: è vero, anche stavolta c’è un referendum elettorale; anche stavolta i cittadini si sentono sudditi e non ne possono più; la casta degl’intoccabili trova di nuovo mille marchingegni per finanziarsi alle nostre spalle e dalle nostre tasche; la corruzione supera di nuovo i livelli di guardia. Ma stavolta mancano i nomi. Mani Pulite ebbe il merito di rivelare chi rubava, e quanto, e chi no. Checché se ne dica, la responsabilità era ed è personale. Ora però non si fanno nomi. Tutto sporco, tutto sbagliato, tutto da rifare.
Così Bellachioma punta su una Signora Nessuno, tale Brambilla, per la successione. E Monteprezzemolo, per il «nuovo che avanza», punta su quanto di più vecchio sia su piazza: se stesso, simbolo di un capitalismo senza capitali e di un mercato senza mercato. Si fa presto a dire che la politica è in crisi. Poi condannano il senatore Dell’Utri per estorsione in combutta con un boss, e tutti zitti. Poi la Camera continua a trovare il modo di non cacciare Previti, interdetto in perpetuo dai pubblici uffici da ben 13 mesi, e nessuno dice nulla. Poi la giunta per le elezioni nega ai giudici l’autorizzazione all’uso delle intercettazioni sull’ ex ministro Matteoli, imputato di favoreggiamento in una brutta storia di abusi all’Elba, e non una parola.
Poi il ministro dell’Interno Giuliano Amato va a predicare la legalità a Palermo nel XV anniversario della strage di Capaci. E uno studente, col candore del bambino che urla «re è nudo», lo interrompe: «In Parlamento siedono 25 indagati. Come fate a combattere la mafia?». In realtà i 25 sono i condannati definitivi. Poi ci sono i parlamentari indagati o imputati o condannati in primo o secondo grado: una settantina. Totale: un centinaio, oltre il 10% degl’inquilini delle Camere. E Amato come risponde? Testuale: «So cos’è la lotta alla mafia, ma tu sembri un piccolo capo populista. Occorre distinguere le condanne: ci sono reati minori». Per la verità in Parlamento (addirittura in commissione antimafia) siedono condannati per omicidio, corruzione, concussione, finanziamento illegale, falso in bilancio, concorso esterno in associazione mafiosa, estorsione, lesioni, percosse, incendio, truffa, peculato.
Sarebbero questi i reati minori? Quali sarebbero, eventualmente, i reati maggiori? E, anche ammettendo che siano tutti minori: in quale paese un ministro dell’Interno giustificherebbe la presenza in Parlamento di decine di condannati e imputati perché hanno commesso «solo» reati minori? Il Parlamento è il luogo dove si fanno le leggi: come possono sedervi persone che le leggi le fanno e poi le violano, o le violano mentre le fanno, o le hanno violate prima di farle? Che c’è di populista nel chiedere che questa gente, che già oggi non può far parte dei consigli circoscrizionali, comunali, provinciali e regionali, sia incompatibile anche con la carica di parlamentare, di ministro, di presidente del Consiglio e della Repubblica?
L’altra sera abbiamo appreso da Report che l’ex ministro della Malasanità Francesco De Lorenzo, condannato in via definitiva a oltre 5 anni per associazione a delinquere finalizzata alla corruzione e ad altri reati (minori?), è tornato all’università Federico II di Napoli. Quale materia può insegnare un docente con quel pedigree? Il ministro Nicolais ha varato una legge che prevede nel pubblico impiego l’immediato licenziamento dei condannati a più di 2 anni.
Ma una statistica illustrata dal giudice Davigo e dalla professoressa Mannozzi dimostra che, tra patteggiamenti, riti abbreviati e indulti, i corrotti e corruttori che superano i 2 anni di pena sono l’1,7%. Gli altri restano sotto la soglia, e seguiteranno a infestare la pubblica amministrazione. Senza contare i miracolati dalla prescrizione.
Davigo ha proposto di licenziare semplicemente i condannati, non importa a quale pena; e di costringere il pubblico funzionario imputato a rinunciare alla prescrizione, per essere assolto nel merito: se è innocente, dovrebbe pretenderlo. Se invece arraffa la prescrizione, che è riservata ai colpevoli, andrebbe licenziato comunque. Nicolais ha balbettato: bisogna distinguere tra condanne “lievi” e “pesanti”.
Vuol dire che per servire lo Stato basta tradirlo solo un po’?
( Marco Travaglio, l'unità )
Una, indivisibile e etero, la sola unione possibile della Conferenza di Firenze.
Sono cinque milioni e duecentomila (ultimo dato del 2005), il 23 per cento del totale. Dieci anni prima erano circa il 16 per cento. Sono le nuove forme familiari che si affiancano a quella tradizionale: conviventi, single non vedovi, coppie di fatto etero e omosessuali, genitori soli. Alla Conferenza sulla Famiglia di Firenze non ci sono, perchè il Ministro Bindi non li ha invitati, perchè ci ha spiegato, che a Firenze si parla delle "famiglie semplici, le famiglie normali".
Unica annotazione positiva il discorso di apertura del Presidente della Repubblica Napolitano, che ha voluto dare un segnale diverso e per questo assai importante, sostenendo il riconoscimento giuridico delle coppie di fatto proprio nel contesto da cui sono state ideologicamente espulse. Un gesto da apprezzare e su cui lavorare, e tuttavia la Conferenza sulla famiglia resta nella mente di chi l'ha ideata il segnale di una riconciliazione con le gerarchie vaticane dopo il fuoco delle polemiche sui Dico e il Family Day.
Segnale sostenuto dagli abbondanti commenti e dalle proposte puntuali dei teo-dem che hanno elogiato la relazione della Bindi. Per il Governo italiano, a differenza di tutti i paesi europei, la famiglia è solo quella fondata sul matrimonio, secondo l'articolo 29 della nostra Costituzione. E' giusto risconoscere giuridicamente le coppie di fatto omosessuali e etero, (molti con figli), ma solo in quanto diritti individuali. Non sono famiglie.
Il problema non è giuridico, benchè si continui ad usare l'art. 29 della Costituzione come una clava, in contrapposizione con gli articoli 2 e 3 della medesima Carta che lo precedono (e in qualche modo lo superano), ma bensì ideologico. E si avvita sull'equiparazione dei diritti fra coppie sposate e coppie conviventi in virtù di un primato etico del matrimonio eterosessuale, peraltro in crisi, l'unico consentito nel nostro paese.
Il governo però farebbe un errore grave ad imboccare definitivamente questa strada, perchè il paese non ha bisogno di essere infarcito di una neo-ideologia familista, piuttosto di risposte ai problemi di tutti coloro che per colpa della precarietà e della povertà, o delle discriminazioni, non riescono a sviluppare un progetto di vita, da soli, o con la persona che amano. Questo dicono tutte le ricerche e le indagini sociali.
Sarebbe compito dello Stato riconoscere questo pluralismo di realtà sociali, di famiglie, di unioni, di relazioni affettive come un valore imboccando invece la strada della parità dei diritti. Assistiamo ancora, al contrario, alla retorica del modello dominante di famiglia eterosessuale, come ammortizzatore sociale, quale principio ordinatore dei diritti di cittadinanza. Ma il punto davvero preoccupante è il clima culturale che viviamo. Si vive nel paese un'offensiva clerico-reazionaria che assume sempre più una dimensione trasversale agli schieramenti politici, che non ambisce solo a condizionarli o a negoziare posti, finanziamenti, ma a diventare asse portante di governo.
Qui si colloca l'idea di una prospettiva centrista, con un forte apparato ideologico integralista, come fuoriuscita dalla attuale crisi del sistema politico. Savino Pezzotta, ex leader della Cisl, oggi animatore del movimento del Family Day, si presenta ora e probabilmente come uno dei più autorevoli interlocutori di questo progetto. Non solo la piazza di San Giovanni e l'attacco alla legge sulle coppie di fatto, ma anche alla 194 sul diritto all'interruzione volontaria di gravidanza, porta la sua firma politica. E' un progetto che utilizza l'antipolitica, e che può trasformarsi in una risposta forte al sentimento di insicurezza sociale e di precarietà dilagante.
( Titti De Simone, deputato PRC per Liberazione.it )
“Attraverso politiche miopi che danno luogo a paura e divisione, i governi stanno compromettendo lo stato di diritto e i diritti umani, attizzando razzismo e xenofobia, separando comunità, acuendo le disuguaglianze e preparando il terreno per altre violenze e altri conflitti” – ha dichiarato Paolo Pobbiati, presidente della Sezione Italiana di Amnesty International presentando il Rapporto. “Le politiche della paura alimentano una spirale di violazioni dei diritti umani in cui nessun diritto è più intoccabile e nessuna persona è al riparo. La ‘guerra al terrore’ e la guerra in Iraq, col loro campionario di violazioni dei diritti umani, hanno creato profonde spaccature che stanno gettando un’ombra sulle relazioni internazionali, rendendo così più arduo risolvere i conflitti e proteggere i civili”. L'accusa si rivolge in primo luogo agli Stati Uniti. "Cinque anni dopo l’11 settembre, sono emerse nuove prove sul modo in cui l’amministrazione Usa abbia considerato il mondo come un terreno di scontro tra giganti nella sua “guerra al terrore”, attraverso sequestri, arresti, detenzioni arbitrarie, torture e trasferimenti di sospetti da una prigione segreta all’altra del pianeta, in un contesto marcato dall’impunità e dalle cosiddette extraordinary rendition. “Nulla può esemplificare la globalizzazione delle violazioni dei diritti umani meglio della ‘guerra al terrore’ guidata dagli Usa e il programma di extraordinary rendition, che ha coinvolto governi di paesi lontani tra loro, come Italia e Pakistan, Germania e Kenya. Strategie antiterrorismo mal concepite hanno fatto poco per ridurre la minaccia della violenza o assicurare giustizia alle vittime del terrorismo, ma hanno fatto molto per danneggiare a livello globale i diritti umani e il primato della legge” – ha sottolineato Pobbiati. La repressione “vecchio stile” ha dunque trovato nuova linfa vitale camuffata come lotta al terrorismo in vari paesi, tra cui l’Egitto, mentre leggi contenenti definizioni vaghe di terrorismo hanno posto una potenziale minaccia alla libertà d’espressione nel Regno Unito. Ciò ha avuto conseguenze gravissime a livello internazionale, afferma Amnesty. Dominata dalla sfiducia e dalla divisione, la comunità internazionale è rimasta troppo spesso tiepida o impotente di fronte alle grandi crisi dei diritti umani del 2006, che si tratti dei conflitti dimenticati come quelli di Cecenia, Colombia e Sri Lanka o dei conflitti che sono sulle prime pagine, come quelli in Medio Oriente. Le Nazioni Unite hanno impiegato settimane prima di riuscire a chiedere il cessate il fuoco nel conflitto in Libano, in cui hanno perso la vita circa 1200 civili. La comunità internazionale non ha mostrato coraggio nell’affrontare la disastrosa situazione dei diritti umani provocata dalle gravi restrizioni alla libertà di movimento imposte ai palestinesi dei Territori occupati, dagli incessanti attacchi dell’esercito israeliano e dagli scontri tra le fazioni palestinesi. “Il Darfur è una ferita sanguinante sulla coscienza del mondo” – ha affermato Pobbiati. “L’azione del Consiglio di Sicurezza dell’Onu è minata dalla sfiducia e dal doppio standard adottato dai suoi Stati membri più potenti. Il governo sudanese si prende gioco dell’Onu. Nel frattempo, sono morte 200.000 persone, il numero degli sfollati è dieci volte maggiore e gli attacchi delle milizie si stanno allargando al Ciad e alla Repubblica Centrafricana”. Prosperando in una fascia di instabilità che va dal Pakistan al Corno d’Africa, i gruppi armati hanno gonfiato i muscoli e si sono resi responsabili di massicce violazioni dei diritti umani e del diritto internazionale umanitario. Secondo il Rapporto Annuale 2007 di Amnesty International, “se i governi non affronteranno le rivendicazioni di cui si servono questi gruppi, se non mostreranno effettiva leadership per costringere questi ultimi a render conto del loro operato, se non saranno loro stessi pronti a rispondere delle proprie azioni, allora la prognosi per i diritti umani sarà nera”. In Afghanistan, la comunità internazionale e il governo locale hanno perso l’opportunità di costruire istituzioni realmente fondate sui diritti umani e sullo stato di diritto. Hanno lasciato la popolazione in uno stato di insicurezza permanente e di corruzione e in balia del ritorno dei Talebani. In Iraq, le forze di sicurezza hanno incitato alla violenza settaria piuttosto che frenarla, il sistema giudiziario si è rivelato profondamente inadeguato e le peggiori pratiche del regime di Saddam Hussein – torture, processi iniqui, pena di morte e stupri nell’impunità – sono rimaste in auge. “In molti paesi, agende dominate dalla paura alimentano la discriminazione, allargando le distanze tra abbienti e nullatenenti, tra ‘loro’ e ‘noi’ e lasciando senza protezione i gruppi più emarginati” – si legge nel Rapporto Annuale. Nella sola Africa centinaia e centinaia di persone sono state allontanate dalle proprie case senza una procedura equa, una ricompensa o l’individuazione di un alloggio alternativo, e tutto questo spesso in nome del progresso e dello sviluppo economico. Gli esponenti politici hanno sfruttato la paura di un’immigrazione priva di controllo per giustificare misure più dure contro migranti e rifugiati in Europa Occidentale. In tutto il mondo, dalla Corea del Sud alla Repubblica Dominicana, i lavoratori migranti sono rimasti senza protezione e sfruttati. La divisione tra musulmani e non musulmani si è acuita, alimentata nei paesi occidentali da strategie anti-terrorismo discriminatorie. Gli episodi di islamofobia, antisemitismo, intolleranza e di attacchi contro le minoranze religiose sono aumentati un po’ ovunque. Contemporaneamente, i crimini dell’odio contro i cittadini stranieri hanno conosciuto una grande diffusione in Russia e in vari paesi europei si sono fatte evidenti la segregazione e l’esclusione delle comunità Rom, prove della clamorosa mancanza di leadership nel combattere il razzismo e la xenofobia. “L’aumentata polarizzazione e le crescenti paure per la sicurezza nazionale hanno ridotto lo spazio per la tolleranza e il dissenso. Ovunque nel mondo, dall’Iran allo Zimbabwe, molte voci indipendenti per i diritti umani sono state ridotte al silenzio” – ha detto Pobbiati. La libertà d’espressione è stata soppressa in molti modi diversi: incriminando scrittori e difensori dei diritti umani in Turchia, uccidendo gli attivisti politici nelle Filippine, minacciando, sorvegliando e arrestando sistematicamente i difensori dei diritti umani in Cina, fino all’assassinio di Anna Politkovskaya e alle nuove leggi sulle Organizzazioni non governative in Russia. Internet è diventata la nuova frontiera del dissenso: attivisti on line sono stati arrestati e le aziende hanno collaborato coi governi nel restringere l’accesso all’informazione sulla Rete in paesi come Bielorussia, Cina, Iran, Siria e Vietnam. Amnesty International chiede ai governi di rigettare le politiche della paura e investire nelle istituzioni dei diritti umani e nello stato di diritto, sia a livello nazionale che internazionale. Secondo Pobbiati, “vi sono segnali di speranza. Le istituzioni europee hanno raggiunto un risultato importante in termini di trasparenza e assunzione di responsabilità sul fenomeno delle rendition. Grazie alla pressione della società civile, l’Onu ha accettato di sviluppare un Trattato per il controllo delle armi convenzionali. In diversi paesi, nuovi dirigenti e nuovi parlamenti hanno l’opportunità di rimediare ai fallimenti dei passati governi che hanno segnato il panorama dei diritti umani negli anni scorsi. Il nuovo Congresso Usa potrebbe dare inizio ad un’inversione di tendenza, ripristinando il rispetto per i diritti umani nel territorio nazionale e all’estero”. “Così come il riscaldamento globale richiede un’azione basata sulla cooperazione internazionale, allo stesso modo la situazione dei diritti umani può essere affrontata solo attraverso la solidarietà globale e il rispetto per il diritto internazionale” – ha concluso Pobbiati. [GB] |
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