Giovani Comunist@ Alberobello

Il comunismo per noi non è uno stato di cose che debba essere instaurato, un ideale al quale la realtà dovrà conformarsi. chiamiamo comunismo il movimento reale che abolisce lo stato di cose presente. karl marx

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martedì, 27 maggio 2008

Ennesimo raid fascista a Roma, studenti aggrediti all’Università La Sapienza

L’aggressione a Via De Lollis, ad opera di appartenenti a Forza Nuova. Diversi i feriti
"Stavamo attaccando i nostri manifesti dopo che per tutta la notte Forza Nuova ha attacco i suoi davanti all'università, e all'improvviso sono arrivati i fascisti. Un nostro compagno è stato accoltellato e altri si sono ritrovati con la testa spaccata". Parlano i compagni dei collettivi di Sinistra dell’Università, dopo che questa mattina in Via De Lollis hanno subito l’aggressione di alcuni militanti di forza nuova, che si sono presentati armati di coltelli. I compagni erano in quel momento in superiorità numerica e ne è nata una rissa, dalla quale però almeno tre di loro ne sono usciti con ferite che al momento, secondo quanto riportano le agenzie, sembrano essere da taglio, per le quali sono stati immediatamente portati al pronto soccorso. Fra loro anche un compagno che lavora qui in Direzione nazionale, e che è ora assistito da altri nostri compagni.

“È stata un'aggressione
con cinte, bastoni e coltelli fatta da militanti attivisti di Forza Nuova” denuncia Francesco Raparelli della Rete per l'autoformazione. “I ragazzi aggrediti - spiega Francesco Brancaccio, studente di Scienze Politiche - stavano attacchinando un manifesto per l'assemblea di domani. Ci sono studenti in ospedale in condizioni gravi, con ferite da arma da taglio, ci sono tanti testimoni”.

La questione nasce dall’agibilità concessa dal preside ai neofascisti della sedicente sigla “Lotta universitaria”, che in realtà sarebbe espressione del movimento neonazista Forza Nuova di Roberto Fiore, che avrebbe dovuto così tenere una conferenza sulle Foibe all’interno dell’Università. Gli studenti dei collettivi hanno protestato chiedendo la revoca del permesso.

“Questa mattina, dopo la nostra azione di ieri - spiega Giorgio del collettivo della Facoltà di Fisica - tutto intorno all’Università sono comparsi decine di manifesti di Forza Nuova: anche noi allora abbiamo iniziato oggi ad attaccare i nostri. Ma in Via Cesare De Lollis sono arrivate 4 auto da cui sono scese una ventina di persone con spranghe e catene: una aveva la maglietta dei Boys (ultrà della Roma, ndr) e un altro una croce celtica tatuata sul polpaccio. Erano quelli di Forza Nuova che difendevano il territorio e non erano studenti, alcuni avranno avuto almeno 30 anni”. Secondo i collettivi ci sono stati “diversi feriti, spalle rotte, teste spaccate”.

Gli studenti sono ora riuniti
nella Facoltà di lettere, e chiedono a gran voce le dimissioni del preside Guido Pescosolido, mentre il pro-rettore dell’ateneo Luigi Fratisono denuncia la grave inciviltà dei fatti di questa mattina. “Non si può che deplorare chi si avvale della violenza invece che del dialogo - sottolinea Frati - e, a questo punto, ritengo di aver fatto bene a revocare la manifestazione di mercoledì che evidentemente - accusa il pro-rettore - si prestava a scopi diversi da quelli culturali che venivano indicati inizialmente”. Per il pro-rettore “gli studenti sono liberi di esprimersi liberamente rispetto alle loro idee politiche, ma devono evitare di prestarsi a manipolazioni e infiltrazioni di esterne”. “E comunque - sottolinea Frati, parlando del convegno sulle Foibe - non è possibile, nel 2008, mettere un pugnale nel proprio simbolo: uno che mette nel suo simbolo un pugnale non ha cittadinanza in questa università. Ho recuperato i manifesti dell'iniziativa per portarli all'attenzione dell'autorità giudiziaria se sarà necessario”.

Il comitato di gestione del Prc, con una nota stampa, ha immediatamente inviato la “totale, piena e incondizionata solidarietà ai giovani dei collettivi romani che questo pomeriggio sono stati aggrediti da una vera e propria "squadraccia" fascista” e chiede che “Il sindaco Alemanno, oltre che il governo nazionale, prendano immediatamente posizione ferma e netta su tali episodi, non solo vuote parole, che lasciano il tempo che trovano”.

Anche i dirigenti di Rifondazione Paolo Ferrero ed Elettra Deiana hanno preso immediatamente posizione attraverso comunicati stampa.  Paolo Ferrero, si legge nella nota, denuncia “l’emergenza sicurezza. Il motivo però - dice il comunicato - non è quello avanzato dalle destre come dal Pd, ma molto più tragico: l'emergenza è data dalle violenze e dai raid dei fascisti. E' successo al Pigneto, l'altro giorno, succede di nuovo” . E conclude: “il sindaco di Roma Gianni Alemanno, che si fregia di portare una croce celtica al collo, deve condannare immediatamente questo genere di violenze e deve fare chiarezza su come intende davvero governare la Capitale”.

Elettra Deiana denuncia nel comunicato “una svolta drammatica per quanto riguarda l'escalation di violenza fascista”, e lancia una richiesta precisa:  “Il sindaco Alemanno ha il dovere civile e istituzionale di dimostrare con i fatti – conclude la nota - che non è stata la sua elezione a primo cittadino della capitale ad alimentare nelle frange estreme della destra l'idea di godere ormai di una impunità o tolleranza o comprensione”.


Roma 27 Maggio 2008 (www.rifondazione.it)

postato da: GioCoAlb alle ore maggio 27, 2008 16:36 | link | commenti
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Ennesimo raid fascista a Roma, studenti aggrediti all’Università La Sapienza

L’aggressione a Via De Lollis, ad opera di appartenenti a Forza Nuova. Diversi i feriti
"Stavamo attaccando i nostri manifesti dopo che per tutta la notte Forza Nuova ha attacco i suoi davanti all'università, e all'improvviso sono arrivati i fascisti. Un nostro compagno è stato accoltellato e altri si sono ritrovati con la testa spaccata". Parlano i compagni dei collettivi di Sinistra dell’Università, dopo che questa mattina in Via De Lollis hanno subito l’aggressione di alcuni militanti di forza nuova, che si sono presentati armati di coltelli. I compagni erano in quel momento in superiorità numerica e ne è nata una rissa, dalla quale però almeno tre di loro ne sono usciti con ferite che al momento, secondo quanto riportano le agenzie, sembrano essere da taglio, per le quali sono stati immediatamente portati al pronto soccorso. Fra loro anche un compagno che lavora qui in Direzione nazionale, e che è ora assistito da altri nostri compagni.

“È stata un'aggressione
con cinte, bastoni e coltelli fatta da militanti attivisti di Forza Nuova” denuncia Francesco Raparelli della Rete per l'autoformazione. “I ragazzi aggrediti - spiega Francesco Brancaccio, studente di Scienze Politiche - stavano attacchinando un manifesto per l'assemblea di domani. Ci sono studenti in ospedale in condizioni gravi, con ferite da arma da taglio, ci sono tanti testimoni”.

La questione nasce dall’agibilità concessa dal preside ai neofascisti della sedicente sigla “Lotta universitaria”, che in realtà sarebbe espressione del movimento neonazista Forza Nuova di Roberto Fiore, che avrebbe dovuto così tenere una conferenza sulle Foibe all’interno dell’Università. Gli studenti dei collettivi hanno protestato chiedendo la revoca del permesso.

“Questa mattina, dopo la nostra azione di ieri - spiega Giorgio del collettivo della Facoltà di Fisica - tutto intorno all’Università sono comparsi decine di manifesti di Forza Nuova: anche noi allora abbiamo iniziato oggi ad attaccare i nostri. Ma in Via Cesare De Lollis sono arrivate 4 auto da cui sono scese una ventina di persone con spranghe e catene: una aveva la maglietta dei Boys (ultrà della Roma, ndr) e un altro una croce celtica tatuata sul polpaccio. Erano quelli di Forza Nuova che difendevano il territorio e non erano studenti, alcuni avranno avuto almeno 30 anni”. Secondo i collettivi ci sono stati “diversi feriti, spalle rotte, teste spaccate”.

Gli studenti sono ora riuniti
nella Facoltà di lettere, e chiedono a gran voce le dimissioni del preside Guido Pescosolido, mentre il pro-rettore dell’ateneo Luigi Fratisono denuncia la grave inciviltà dei fatti di questa mattina. “Non si può che deplorare chi si avvale della violenza invece che del dialogo - sottolinea Frati - e, a questo punto, ritengo di aver fatto bene a revocare la manifestazione di mercoledì che evidentemente - accusa il pro-rettore - si prestava a scopi diversi da quelli culturali che venivano indicati inizialmente”. Per il pro-rettore “gli studenti sono liberi di esprimersi liberamente rispetto alle loro idee politiche, ma devono evitare di prestarsi a manipolazioni e infiltrazioni di esterne”. “E comunque - sottolinea Frati, parlando del convegno sulle Foibe - non è possibile, nel 2008, mettere un pugnale nel proprio simbolo: uno che mette nel suo simbolo un pugnale non ha cittadinanza in questa università. Ho recuperato i manifesti dell'iniziativa per portarli all'attenzione dell'autorità giudiziaria se sarà necessario”.

Il comitato di gestione del Prc, con una nota stampa, ha immediatamente inviato la “totale, piena e incondizionata solidarietà ai giovani dei collettivi romani che questo pomeriggio sono stati aggrediti da una vera e propria "squadraccia" fascista” e chiede che “Il sindaco Alemanno, oltre che il governo nazionale, prendano immediatamente posizione ferma e netta su tali episodi, non solo vuote parole, che lasciano il tempo che trovano”.

Anche i dirigenti di Rifondazione Paolo Ferrero ed Elettra Deiana hanno preso immediatamente posizione attraverso comunicati stampa.  Paolo Ferrero, si legge nella nota, denuncia “l’emergenza sicurezza. Il motivo però - dice il comunicato - non è quello avanzato dalle destre come dal Pd, ma molto più tragico: l'emergenza è data dalle violenze e dai raid dei fascisti. E' successo al Pigneto, l'altro giorno, succede di nuovo” . E conclude: “il sindaco di Roma Gianni Alemanno, che si fregia di portare una croce celtica al collo, deve condannare immediatamente questo genere di violenze e deve fare chiarezza su come intende davvero governare la Capitale”.

Elettra Deiana denuncia nel comunicato “una svolta drammatica per quanto riguarda l'escalation di violenza fascista”, e lancia una richiesta precisa:  “Il sindaco Alemanno ha il dovere civile e istituzionale di dimostrare con i fatti – conclude la nota - che non è stata la sua elezione a primo cittadino della capitale ad alimentare nelle frange estreme della destra l'idea di godere ormai di una impunità o tolleranza o comprensione”.


Roma 27 Maggio 2008 (www.rifondazione.it)

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domenica, 25 maggio 2008

Oggi nasceva Enrico Berlinguer. Lo ricordiamo con un'intervista del 1981 che è ancora molto attuale.

La questione morale Enrico Berlinguer - Repubblica, 1981 «I partiti sono diventati macchine di potere» «I partiti non fanno più politica», dice Enrico Berlinguer. «I partiti hanno degenerato e questa è l'origine dei malanni d'Italia». Eugenio Scalfari * * * La passione è finita? Per noi comunisti la passione non è finita. Ma per gli altri? Non voglio dar giudizi e mettere il piede in casa altrui, ma i fatti ci sono e sono sotto gli occhi di tutti. I partiti di oggi sono soprattutto macchine di potere e di clientela: scarsa o mistificata conoscenza della vita e dei problemi della società e della gente, idee, ideali, programmi pochi o vaghi, sentimenti e passione civile, zero. Gestiscono interessi, i più disparati, i più contraddittori, talvolta anche loschi, comunque senza alcun rapporto con le esigenze e i bisogni umani emergenti, oppure distorcendoli, senza perseguire il bene comune. La loro stessa struttura organizzativa si è ormai conformata su questo modello, e non sono più organizzatori del popolo, formazioni che ne promuovono la maturazione civile e l'iniziativa: sono piuttosto federazioni di correnti, di camarille, ciascuna con un "boss" e dei "sotto-boss". La carta geopolitica dei partiti è fatta di nomi e di luoghi. Per la DC: Bisaglia in Veneto, Gava in Campania, Lattanzio in Puglia, Andreotti nel Lazio, De Mita ad Avellino, Gaspari in Abruzzo, Forlani nelle Marche e così via. Ma per i socialisti, più o meno, è lo stesso e per i socialdemocratici peggio ancora... Lei mi ha detto poco fa che la degenerazione dei partiti è il punto essenziale della crisi italiana. È quello che io penso. Per quale motivo? I partiti hanno occupato lo Stato e tutte le sue istituzioni, a partire dal governo. Hanno occupato gli enti locali, gli enti di previdenza, le banche, le aziende pubbliche, gli istituti culturali, gli ospedali, le università, la Rai TV, alcuni grandi giornali. Per esempio, oggi c'è il pericolo che il maggior quotidiano italiano, il Corriere della Sera, cada in mano di questo o quel partito o di una sua corrente, ma noi impediremo che un grande organo di stampa come il Corriere faccia una così brutta fine. Insomma, tutto è già lottizzato e spartito o si vorrebbe lottizzare e spartire. E il risultato è drammatico. Tutte le "operazioni" che le diverse istituzioni e i loro attuali dirigenti sono chiamati a compiere vengono viste prevalentemente in funzione dell'interesse del partito o della corrente o del clan cui si deve la carica. Un credito bancario viene concesso se è utile a questo fine, se procura vantaggi e rapporti di clientela; un'autorizzazione amministrativa viene data, un appalto viene aggiudicato, una cattedra viene assegnata, un'attrezzatura di laboratorio viene finanziata, se i beneficiari fanno atto di fedeltà al partito che procura quei vantaggi, anche quando si tratta soltanto di riconoscimenti dovuti. Lei fa un quadro della realtà italiana da far accapponare la pelle. E secondo lei non corrisponde alla situazione? Debbo riconoscere, signor Segretario, che in gran parte è un quadro realistico. Ma vorrei chiederle: se gli italiani sopportano questo stato di cose è segno che lo accettano o che non se ne accorgono. Altrimenti voi avreste conquistato la guida del paese da un pezzo. La domanda è complessa. Mi consentirà di risponderle ordinatamente. Anzitutto: molti italiani, secondo me, si accorgono benissimo del mercimonio che si fa dello Stato, delle sopraffazioni, dei favoritismi, delle discriminazioni. Ma gran parte di loro è sotto ricatto. Hanno ricevuto vantaggi (magari dovuti, ma ottenuti solo attraverso i canali dei partiti e delle loro correnti) o sperano di riceverne, o temono di non riceverne più. Vuole una conferma di quanto dico? Confronti il voto che gli italiani hanno dato in occasione dei referendum e quello delle normali elezioni politiche e amministrative. Il voto ai referendum non comporta favori, non coinvolge rapporti clientelari, non mette in gioco e non mobilita candidati e interessi privati o di un gruppo o di parte. È un voto assolutamente libero da questo genere di condizionamenti. Ebbene, sia nel '74 per il divorzio, sia, ancor di più, nell'81 per l'aborto, gli italiani hanno fornito l'immagine di un paese liberissimo e moderno, hanno dato un voto di progresso. Al nord come al sud, nelle città come nelle campagne, nei quartieri borghesi come in quelli operai e proletari. Nelle elezioni politiche e amministrative il quadro cambia, anche a distanza di poche settimane. Veniamo all'altra mia domanda, se permette, signor Segretario: dovreste aver vinto da un pezzo, se le cose stanno come lei descrive. In un certo senso, al contrario, può apparire persino straordinario che un partito come il nostro, che va così decisamente contro l'andazzo corrente, conservi tanti consensi e persino li accresca. Ma io credo di sapere a che cosa lei pensa: poiché noi dichiariamo di essere un partito "diverso" dagli altri, lei pensa che gli italiani abbiano timore di questa diversità. Sì, è così, penso proprio a questa vostra conclamata diversità. A volte ne parlate come se foste dei marziani, oppure dei missionari in terra d'infedeli: e la gente diffida. Vuole spiegarmi con chiarezza in che consiste la vostra diversità? C'è da averne paura? Qualcuno, sì, ha ragione di temerne, e lei capisce subito chi intendo. Per una risposta chiara alla sua domanda, elencherò per punti molto semplici in che consiste il nostro essere diversi, così spero non ci sarà più margine all'equivoco. Dunque: primo, noi vogliamo che i partiti cessino di occupare lo Stato. I partiti debbono, come dice la nostra Costituzione, concorrere alla formazione della volontà politica della nazione; e ciò possono farlo non occupando pezzi sempre più larghi di Stato, sempre più numerosi centri di potere in ogni campo, ma interpretando le grandi correnti di opinione, organizzando le aspirazioni del popolo, controllando democraticamente l'operato delle istituzioni. Ecco la prima ragione della nostra diversità. Le sembra che debba incutere tanta paura agli italiani? Veniamo alla seconda diversità. Noi pensiamo che il privilegio vada combattuto e distrutto ovunque si annidi, che i poveri e gli emarginati, gli svantaggiati, vadano difesi, e gli vada data voce e possibilità concreta di contare nelle decisioni e di cambiare le proprie condizioni, che certi bisogni sociali e umani oggi ignorati vadano soddisfatti con priorità rispetto ad altri, che la professionalità e il merito vadano premiati, che la partecipazione di ogni cittadino e di ogni cittadina alla cosa pubblica debba essere assicurata. Onorevole Berlinguer, queste cose le dicono tutti. Già, ma nessuno dei partiti governativi le fa. Noi comunisti abbiamo sessant'anni di storia alle spalle e abbiamo dimostrato di perseguirle e di farle sul serio. In galera con gli operai ci siamo stati noi; sui monti con i partigiani ci siamo stati noi; nelle borgate con i disoccupati ci siamo stati noi; con le donne, con il proletariato emarginato, con i giovani ci siamo stati noi; alla direzione di certi comuni, di certe regioni, amministrate con onestà, ci siamo stati noi. Non voi soltanto. È vero, ma noi soprattutto. E passiamo al terzo punto di diversità. Noi pensiamo che il tipo di sviluppo economico e sociale capitalistico sia causa di gravi distorsioni, di immensi costi e disparità sociali, di enormi sprechi di ricchezza. Non vogliamo seguire i modelli di socialismo che si sono finora realizzati, rifiutiamo una rigida e centralizzata pianificazione dell'economia, pensiamo che il mercato possa mantenere una funzione essenziale, che l'iniziativa individuale sia insostituibile, che l'impresa privata abbia un suo spazio e conservi un suo ruolo importante. Ma siamo convinti che tutte queste realtà, dentro le forme capitalistiche -e soprattutto, oggi, sotto la cappa di piombo del sistema imperniato sulla DC- non funzionano più, e che quindi si possa e si debba discutere in qual modo superare il capitalismo inteso come meccanismo, come sistema, giacché esso, oggi, sta creando masse crescenti di disoccupati, di emarginati, di sfruttati. Sta qui, al fondo, la causa non solo dell'attuale crisi economica, ma di fenomeni di barbarie, del diffondersi della droga, del rifiuto del lavoro, della sfiducia, della noia, della disperazione. È un delitto avere queste idee? Non trovo grandi differenze rispetto a quanto può pensare un convinto socialdemocratico europeo. Però a lei sembra un'offesa essere paragonato ad un socialdemocratico. Bè, una differenza sostanziale esiste. La socialdemocrazia (parlo di quella seria, s'intende) si è sempre molto preoccupata degli operai, dei lavoratori sindacalmente organizzati e poco o nulla degli emarginati, dei sottoproletari, delle donne. Infatti, ora che si sono esauriti gli antichi margini di uno sviluppo capitalistico che consentivano una politica socialdemocratica, ora che i problemi che io prima ricordavo sono scoppiati in tutto l'occidente capitalistico, vi sono segni di crisi anche nella socialdemocrazia tedesca e nel laburismo inglese, proprio perché i partiti socialdemocratici si trovano di fronte a realtà per essi finora ignote o da essi ignorate. Dunque, siete un partito socialista serio... ...nel senso che vogliamo costruire sul serio il socialismo... Le dispiace, la preoccupa che il PSI lanci segnali verso strati borghesi della società? No, non mi preoccupa. Ceti medi, borghesia produttiva sono strati importanti del paese e i loro interessi politici ed economici, quando sono legittimi, devono essere adeguatamente difesi e rappresentati. Anche noi lo facciamo. Se questi gruppi sociali trasferiscono una parte dei loro voti verso i partiti laici e verso il PSI, abbandonando la tradizionale tutela democristiana, non c'è che da esserne soddisfatti: ma a una condizione. La condizione è che, con questi nuovi voti, il PSI e i partiti laici dimostrino di saper fare una politica e di attuare un programma che davvero siano di effettivo e profondo mutamento rispetto al passato e rispetto al presente. Se invece si trattasse di un semplice trasferimento di clientele per consolidare, sotto nuove etichette, i vecchi e attuali rapporti tra partiti e Stato, partiti e governo, partiti e società, con i deleteri modi di governare e di amministrare che ne conseguono, allora non vedo di che cosa dovremmo dirci soddisfatti noi e il paese. Secondo lei, quel mutamento di metodi e di politica c'è o no? Francamente, no. Lei forse lo vede? La gente se ne accorge? Vada in giro per la Sicilia, ad esempio: vedrà che in gran parte c'è stato un trasferimento di clientele. Non voglio affermare che sempre e dovunque sia così. Ma affermo che socialisti e socialdemocratici non hanno finora dato alcun segno di voler iniziare quella riforma del rapporto tra partiti e istituzioni -che poi non è altro che un corretto ripristino del dettato costituzionale- senza la quale non può cominciare alcun rinnovamento e sanza la quale la questione morale resterà del tutto insoluta. Lei ha detto varie volte che la questione morale oggi è al centro della questione italiana. Perché? La questione morale non si esaurisce nel fatto che, essendoci dei ladri, dei corrotti, dei concussori in alte sfere della politica e dell'amministrazione, bisogna scovarli, bisogna denunciarli e bisogna metterli in galera. La questione morale, nell'Italia d'oggi, fa tutt'uno con l'occupazione dello stato da parte dei partiti governativi e delle loro correnti, fa tutt'uno con la guerra per bande, fa tutt'uno con la concezione della politica e con i metodi di governo di costoro, che vanno semmplicemente abbandonati e superati. Ecco perché dico che la questione morale è il centro del problema italiano. Ecco perché gli altri partiti possono profare d'essere forze di serio rinnovamento soltanto se aggrediscono in pieno la questione morale andando alle sue cause politiche. [...] Quel che deve interessare veramente è la sorte del paese. Se si continua in questo modo, in Italia la democrazia rischia di restringersi, non di allargarsi e svilupparsi; rischia di soffocare in una palude. Signor Segretario, in tutto il mondo occidentale si è d'accordo sul fatto che il nemico principale da battere in questo momento sia l'inflazione, e difatti le politiche economiche di tutti i paesi industrializzati puntano a realizzare quell'obiettivo. È anche lei del medesimo parere? Risponderò nello stesso modo di Mitterand: il principale malanno delle società occidentali è la disoccupazione. I due mali non vanno visti separatamente. L'inflazione è -se vogliamo- l'altro rovescio della medaglia. Bisogna impegnarsi a fondo contro l'una e contro l'altra. Guai a dissociare questa battaglia, guai a pensare, per esempio, che pur di domare l'inflazione si debba pagare il prezzo d'una recessione massiccia e d'una disoccupazione, come già in larga misura sta avvenendo. Ci ritroveremmo tutti in mezzo ad una catastrofe sociale di proporzioni impensabili. Il PCI, agli inizi del 1977, lanciò la linea dell' "austerità". Non mi pare che il suo appello sia stato accolto con favore dalla classe operaia, dai lavoratori, dagli stessi militanti del partito... Noi sostenemmo che il consumismo individuale esasperato produce non solo dissipazione di ricchezza e storture produttive, ma anche insoddisfazione, smarrimento, infelicità e che, comunque, la situazione economica dei paesi industializzati -di fronte all'aggravamento del divario, al loro interno, tra zone sviluppate e zone arretrate, e di fronte al risveglio e all'avanzata dei popoli dei paesi ex-coloniali e della loro indipendenza- non consentiva più di assicurare uno sviluppo economico e sociale conservando la "civiltà dei consumi", con tutti i guasti, anche morali, che sono intrinseci ad essa. La diffusione della droga, per esempio, tra i giovani è uno dei segni più gravi di tutto ciò e nessuno se ne dà realmente carico. Ma dicevamo dell'austerità. Fummo i soli a sottolineare la necessità di combattere gli sprechi, accrescere il risparmio, contenere i consumi privati superflui, rallentare la dinamica perversa della spesa pubblica, formare nuove risorse e nuove fonti di lavoro. Dicemmo che anche i lavoratori avrebbero dovuto contribuire per la loro parte a questo sforzo di raddrizzamento dell'economia, ma che l'insieme dei sacrifici doveva essere fatto applicando un principio di rigorosa equità e che avrebbe dovuto avere come obiettivo quello di dare l'avvio ad un diverso tipo di sviluppo e a diversi modi di vita (più parsimoniosi, ma anche più umani). Questo fu il nostro modo di porre il problema dell'austerità e della contemporanea lotta all'inflazione e alla recessione, cioè alla disoccupazione. Precisammo e sviluppammo queste posizioni al nostro XV Congresso del marzo 1979: non fummo ascoltati. E il costo del lavoro? Le sembra un tema da dimenticare? Il costo del lavoro va anch'esso affrontato e, nel complesso, contenuto, operando soprattutto sul fronte dell'aumento della produttività. Voglio dirle però con tutta franchezza che quando si chiedono sacrifici al paese e si comincia con il chiederli -come al solito- ai lavoratori, mentre si ha alle spalle una questione come la P2, è assai difficile ricevere ascolto ed essere credibili. Quando si chiedono sacrifici alla gente che lavora ci vuole un grande consenso, una grande credibilità politica e la capacità di colpire esosi e intollerabili privilegi. Se questi elementi non ci sono, l'operazione non può riuscire. «La Repubblica», 28 luglio 1981
postato da: GioCoAlb alle ore maggio 25, 2008 16:51 | link | commenti
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Napoli polizia scatenata. Picchiati anche i bambini

Dice che non ha paura, adesso riesce a sorridere ed è voluta tornare in corteo. Sul gesso le firme dei suoi amici. Ma venerdì sera Emanuela se l'è vista proprio brutta quando «all'improvviso sono arrivati i vigili - così li chiama, non sa se sono poliziotti o carabinieri - quelli con gli scudi tondi (probabilmente celerini, ndr)».
«Stavamo sul muretto - racconta la ragazzina bionda occhi azzurri - io e una mia amica a giocare col telefonino, all'improvviso ci hanno menato coi mazzarelli e gli scudi», racconta apparentemente serena questa ragazzina di prima media che da grande vorrebbe entrare nella Marina militare. Sua madre si chiede ancora come faccia il questore Puglisi a dichiararsi soddisfatto dalla professionalità dei suoi uomini.
Alla rotonda che segna il confine tra i comuni di Napoli e Marano ci sono ancora i segni delle cariche violentissime, i segni della "professionalità" delle centinaia tra poliziotti, carabinieri e finanzieri spediti a forzare il presidio pacifico contro l'annunciata discarica che graverebbe sull'unico polmone verde dell'intera area metropolitana: la selva di Chiaiano. Sono ventiquattr'ore, al momento in cui Liberazione va in stampa, che le forze dell'ordine terrorizzano questa zona a nord di Napoli incastonata tra la zona ospedaliera e il parco metropolitano delle colline di Napoli. Il corteo del pomeriggio, dalla stazione del metrò di Chiaiano, raggiunge la rotonda dove in mattinata ci sono stati altri scontri più rapidi e più violenti ed è spuntata intorno ai gazebo una barricata di cassonetti saldati tra loro e, alle sue spalle, un pino marittimo gigantesco abbattuto con una motosega a formare una seconda barriera di frasche e di immancabili sacchetti di immondizia. Ricostruiamo la cronologia degli scontri dalle voci dei testimoni. «Lo Stato si è palesato all'improvviso nei panni di celerini in tenuta antisommossa», racconta a Liberazione Massimo Nuvoletti, assicuratore di 34 anni, vicesindaco per il Prc del comune di Marano, 60mila abitanti.
Chi era al presidio si è subito seduto mentre gli amministratori provavano a trattare. Nemmeno cinque minuti e sono scattate le cariche.
«Noi donne eravamo a terra in prima fila con le mani alzate - dice Gemma Infantozzi, precaria di 38 anni, con la voce stanca per le grida e per la nottata in mezzo la strada - siamo state picchiate senza motivo. Non scorderò mai un mio collega consigliere comunale massacrato senza opporre resistenza. Piangevamo…».
Dalle ricostruzioni sembra che l'obiettivo fosse la conquista della rotonda, ma dopo la mattanza le forze dell'ordine si sono ritirate. Il bilancio è di alcune decine di feriti. Tra i più gravi un 55enne colto da un attacco di cuore, la bimba col braccio spezzato e, il giorno successivo, i due ragazzi precipitati dal muretto per sfuggire alle manganellate e il furto, documentato da un cineamatore della telecamera all'inviato del Tg3 che ha subito lo stesso trattamento dei cittadini antidiscarica. Non ha trovato conferme la notizia di una donna che avrebbe perso il bimbo all'ottavo mese di gravidanza in seguito alle cariche.
Più preciso il bilancio giudiziario: sei fermi nella prima notte di cui tre arrestati. Uno di loro, Pietro, attivista del centro sociale Insurgencia, sarà processato per violenza, lesioni e resistenza, il 4 giugno. Gli altri due, padre e figlio carrozzieri, conosciuti e stimati a Marano, sono indagati per resistenza e lesioni per aver tentato di sottrarre una donna alla furia degli uomini in blu. Tutti e tre sono ai domiciliari. Moltissimi i contusi che si sono rivolti alle cure dei medici di famiglia. Anche la Questura esibisce alcuni contusi tra le sue fila. Era notte fonda, secondo le testimonianze, quando i professionisti di Puglisi si sono ritirati. Era restato, di traverso sulla provinciale, un autobus a cui erano state forate le gomme, danneggiato da un principio di incendio. «Durante la notte abbiamo cercato di scaricare la tensione - dice al cronista Tina Liccione, 36 anni, segretaria del circolo Prc di Marano - è stato fortissimo il senso di solidarietà tra noi: piangere per qualcuno che non si conosce, portare da mangiare per tutti, condividere amarezza, frustrazione, voglia di lottare».
Alle 8 e 30 di sabato mattina l'intervento maldestro per rimuovere il bus. A bordo c'erano alcuni manifestanti che dormivano, sono stati strattonati brutalmente ed è scattata più rapida e più violenta la carica contro persone perloppiù inermi, a volto scoperto. Anche Luigi, un disoccupato dei Banchi Nuovi, conferma la versione delle cariche a freddo, di calci e manganellate «anche su una signora già svenuta».
La reazione del popolo inquinato sarà un corteo di almeno 5-6 mila persone che sfila composto per Marano. E' tutta gente "normale", di tutte le età, espressione di un tessuto sociale che sta coprendo una nuova stagione di partecipazione, così lontana dalle insinuazioni di connivenza con la camorra. Ci sono i parrocchiani di Chiaiano che lamentano l'ordine del cardinale Sepe ai suoi parroci di non immischiarsi con le proteste. Presenti gli amministratori di Marano e dell'VIII Municipalità di Napoli. Bassolino e Jervolino sono bersagliati dagli slogan più di quanto lo sia il nuovo governo Berlusconi. La comparsata, in tarda mattinata, della nipote del duce è salutata da bordate di fischi anche da chi rivendica di aver votato destra. Mussolini incassa e diserta il corteo. Da Napoli sono saliti gli attivisti dei centri sociali, della Rete campana "Salute e ambiente", i disoccupati di Acerra preoccupati dalla voce di una ripresa dei lavori per il termovalorizzatore. Il corteo si snoda sulla provinciale e poi nelle strade interne, tra cumuli di rifiuti, sotto palazzoni dove pendono spesso striscioni contro la discarica. «Il punto non è più la sola discarica, che ci vede comunque contrari - spiega Peppe De Cristofaro, ex deputato e segretario regionale Prc - le cariche segnano un salto di qualità. Quello che sta succedendo si ripeterà a Messina per il ponte, in Val Susa per la Tav. E' una questione di agibilità democratica». «I quattro inceneritori annunciati dal governo serviranno soltanto a creare un business certo per trent'anni. La camorra sta dentro questo ciclo e la lobby dell'incenerimento è trasversale. La militarizzazione toglie ulteriore trasparenza», avverte Tommaso Sonadano, del Prc, ex presidente della Commissione ambiente del Senato. Per il 1° giugno è stata convocata proprio qui una manifestazione nazionale per la libertà di movimento e un nuovo modello di sviluppo in seguito ai presìdi di solidarietà con Chiaiano che si sono svolti ieri a Bologna, Roma, Treviso, Padova, Vicenza. Dietro la repressione stile G8, c'è l'ombra del sistema affaristco-commissariale. Quello che teme la gente di Chiaiano è che la discarica si dilati fino alle due cave adiacenti vendute, alcuni anni fa, per 450mila euro a un prestanome di Acerra e riacquistate, nello stesso giorno e di fronte allo stesso notaio, dalla Fibe, il discusso consorzio capeggiato da Impregilo per un prezzo sei volte superiore. E' successo troppo spesso nell'epoca del bassolinismo.

(Liberazione 25/05/08)

postato da: GioCoAlb alle ore maggio 25, 2008 14:09 | link | commenti (3)
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Pestaggio nazi a Roma

Un raid. O forse una spedizione punitiva. In pieno giorno e di sabato pomeriggio, quando le strade sono piene di gente. Ieri in uno dei quartieri che potremmo definire fiori all'occhiello del modello Veltroni, una ventina di giovani armati di bastoni, chi con il casco, chi con la faccia coperta da foulard marchiato dalla svastica ha pensato bene di fare una scorribanda per il Pigneto. Correndo lungo via Macerata hanno rotto vetrine e pestato il gestore di un locale. Un bengalese.
La matrice della spedizione è chiara: il locale gestito dall'uomo pestato è un tipico spaccio che vende cibo, bibite e merci varie. Ma a differenza degli altri è un po' più malfamato e malmesso. E' uno di quei posti che in un piccolo Paese o in un quartiere pericoloso, può suscitare il fastidio dei cittadini. Davanti spesso ci sono immigrati maghrebini ubriachi. Ma anche giovani bengalesi che chiacchierano amabilmente e che non bevono mai alcolici. Le vetrine degli altri esercizi colpiti hanno però l'unica colpa di essere gestiti da immigrati. E il bengalese pestato non è uno degli ubriachi del quartiere. La gente è scappata, le saracinesche sono scese e la banda razzista è scappata indisturbata.
Il Pigneto è un quartiere giovane e multietnico. Da villaggio degli immigrati abbruzzesi negli anni 60 cresciuto abusivamente su se stesso è diventato vivace, pieno di locali, di associazioni, di vita pubblica. E' più sporco delle strade del centro città, ma non è un quartiere degradato. Non sarà un caso se è una delle zone della capitale dove negli ultimi anni hanno aperto più agenzie immobiliari.
Pensare quindi al pestaggio di ieri come al frutto di un clima di paura, degrado e disagio sociale sarebbe una menzogna. Nel quartiere, tra l'altro è particolarmente attivo il centro sociale Ex Snia, che oltre ad essere un luogo di aggregazione giovanile, fa solidarietà agli immigrati e organizza serate danzanti per gli anziani.
La spedizione di ieri, dunque, potrebbe essere un tentativo di incirnare il clima di convivenza che si respira nel quartiere e di cercare consenso "punendo" un luogo che a qualche cittadino può dare fastidio. Oppure, visti i legami di alcune frange dell'estrema destra con gli ambienti ultrà e piccola criminalità, potrebbe anche essere il fastidio di qualche capetto locale per la presenza di "concorrenza" immigrata nel quartiere.
Quel che è certo è che da quando la campagna elettorale per il Comune è cominciata, il clima nella capitale è diventato inquietante. Alle minacce che vengono dalla politica contro le realtà definite come illegali e alla minaccia di ripulire la città dai clandestini, adesso si aggiungono le spedizioni punitive. Quello che stupisce è il tasso di violenza accettata e diffusa (a prescindere dalla matrice politica di questo ultimo episodio razzista).
Il sindaco Alemanno si è affrettato a condannare l'accaduto e a chiede punizioni esemplari. L'ex pupillo di Pino Rauti evidentemente teme che le frange estreme del suo elettorato si affrettino a mettere in atto quello che il suo programma elettorale prevede in forme legali e meno cruente. Le associazioni di quartiere hanno già annunciato momenti di confronto e mobilitazione nei prossimi giorni.
postato da: GioCoAlb alle ore maggio 25, 2008 14:07 | link | commenti
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venerdì, 23 maggio 2008

Berlusconi no!!

postato da: GioCoAlb alle ore maggio 23, 2008 14:04 | link | commenti
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martedì, 06 maggio 2008

CON I FASCISTI CITTA' SICURE DA MORIRE

Le città che hanno bisogno di maggior sicurezza ora possono contare su ronde di guardie padane o su bande di picchiatori neofascisti per mettere in riga omosessuali, migranti, ragazzi e ragazze dei centri sociali, ma anche persone normali che mettono a repentaglio il decoro della città o che come Nicola semplicemente si rifiutano di offrire una sigaretta ai loro aggressori.

A Verona, è così che un gruppo di naziskin ha ucciso per futili motivi ungiovane in pieno centro. Naziskin di buona famiglia, ragazzi per bene in un nord-est produttivo e ordinato, in un

Questo è uno dei prodotti del clima di odio, violenza, xenofobia che si èinstaurato in questi anni, non solo in Veneto ma in tutte le città italiane grazie alla Lega, a Forza Nuova, a Fiamma Tricolore alle coperture del PDL e al silenzio del PD. Migliaia di aggressioni, numerosi casi di accoltellamenti, incendi a sedi di partito, agguati fuori da centri sociali, svariati omicidi come quello di Dax a Milano o di Renato Biagetti a Roma.

Probabilmente e' questa l'idea di sicurezza che vogliono applicare e legalizzare in questo paese le destre al governo se Gianfranco Fini riesce a dichiarare, irrispetoso della vita spezzata di Nicola, che è più grave bruciare una bandiera in piazza che uccidere di botte un ragazzo di 29 anni.

ʼItalia che si riscopre fascista.

Presidieremo le città e gli spazi di democrazia e partecipazione per difenderli da questi attacchi.

Perché quello che è successo ci dice di quanto sia urgente costruire l'opposizione a Berlusconi.

Saremo antifascisti e antifasciste per liberare questo paese dalla violenza della destra.

GIOVANI COMUNISTI ALBEROBELLO

(www.giovanicomunisti.it)

 

postato da: GioCoAlb alle ore maggio 06, 2008 14:25 | link | commenti (1)
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martedì, 29 aprile 2008

Primo Maggio - Bella Ciao

postato da: GioCoAlb alle ore aprile 29, 2008 11:29 | link | commenti
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sabato, 19 aprile 2008

pULLMAN 1 mAGGIO rOMA

I GIOVANI COMUNISTI DI ALBEROBELLO ORGANIZZANO IL PULLMAN PER IL CONCERTO DEL 1 MAGGIO A PIAZZA S.GIOVANNI, ROMA

 

LA QUOTA E' DI €25 A PERSONA

 

PROGRAMMA

 

PARTENZA 1-05-08

ORE 3.00 ALBEROBELLO  VIA CAVOUR, BAR ROYAL (EX MULINO)

ORE 3.15 NOCI                PIAZZA GARIBALDI

ORE 3.30 PUTIGNANO    VIA ROMA (BAR SETTEBELLO)

ORE 3.45 CASTELLANA GROTTE  LARGO PORTAGRANDE

 

RITORNO 2-05-08

 

PARTENZA DA ROMA ORE 1.00 CIRCA

 

 

 

per info e prenotazioni

gianluca 339-1936739

luca 329-4906213

gc_alberobello@hotmail.it (solo info)

postato da: GioCoAlb alle ore aprile 19, 2008 14:26 | link | commenti
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martedì, 15 aprile 2008

Riflessioni

car@ compagn@,
la situazione è davvero surreale. attendo ancora il pizzicotto che mi svegli da questo incubo, che si presta a durare per 5 lunghi, fottutissimi anni. potrei riprende le parole delle\dei compagn@ che hanno da poco inviato i loro commenti in mailing list, potrei continuare a dire quanto importanti saremmo stati per il paese, quanta innovazione e progettualità avremmo portato a livello sociale, lavorativo, universitario, dell'ambiente e via dicendo, continuato a piangere sul latte versato. ma a cosa serve questo? mi darebbe la rappresentanza che cercavo? assolutamente no. bisogna ammettere la sconfitta, la più grande che i libri di storia del comunismo italiano ricordino. siamo extraparlamentari, e se non ci riappropieremo della falce e martello rischieremo di diventare addirittura extraterrestri...un'entità cosmica che per alcuni esistono e vengono in pace, per altri come degli sterminatori. è assurdo come in quattro partiti abbiamo preso meno di quanto prendemmo due anni orsono da soli, rossi e fieri con il simbolo operaio, di lotta, di successi e di sconfitte, di pace e rivolta, dei diritti di tutt@ e per tutt@. ce ne saremo menate di pippe mentali per dare una spiegazione a questo; personalmente nel giro di 24 ore ho il cervello svuotato. non riuscivo a capire, a darmi una spiegazione. poi, ho trovato mio nonno, e vederlo piangere mi ha fatto capire molte cose. settantadue anni di vita terrena, da emigrante e poi operaio nelle fabbriche, e versare lacrime per una sconfitta disegnavano a pieno quello che ci ha portati al collasso!! compagn@, ci siamo allontanati dai posti dove la politica serve davvero per cambiare le cose, e non il mezzo per sistemarsi. si è stufi di vedersi rappresentati da colletti, da doppipetti, da gente che indagata continua a presentarsi come profeta, di avere il potere di cambiare le cose e prestare il fianco a porcate. cazzarola, bastava prendere ad esempio la costituzione italiana come progettualità per evitarsi addirittura la campagna elettorale. non siamo stati in grado di annientare il conflitto d'interesse, di aver realizzato una legge elettorale che non rimanga un 'porcellum', di ridare dignità ai lavoratori. ci siamo imborghesiti, siamo diventati esclusivi: ce la tiriamo addirittura per andare a fare uno stramaledetto comizio nelle piazze che non facciano parte dell'interland barese. abbiamo perso da sol@ compagn@, non ci hanno fatto perdere, abbiamo perso noi. il disguto per la politica cresce sempre di più in tutt@ noi, ma l'idealismo forte, quello comunista ci fà sopravvivere ancora. dobbiamo ripartire dal basso, incontrado la gente, le diversità lì dove ci sono, non chiudersi nelle stanze. compagn@, la vera domanda è: siamo disposti a ritornare quelli di una volta?

 

GiovaniComunisti (speriamo a vita) Alberobello 

postato da: GioCoAlb alle ore aprile 15, 2008 16:59 | link | commenti
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Concerti in Italia

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